I LIBRI-POLPETTA FELTRINELLI, SPECCHIO DI QUESTO PAESE SUPERFICIALE E INCOMPETENTE.

16.08.2015 11:40

L'estate è il momento dell'anno per antonomasia in cui il lettore 'debole' italiano decide di leggere quel libro che entra nelle tristi statistiche nazionali. Quell'1 in casella che lo affranca dall'essere un bruto - tutto TV e partite di calcio - e che contribuisce, seppur in termini risibili, a non trascinare lo status dell'Italia culturale nel baratro dell'analfabetismo di ritorno che la condannerebbe definitivamente.

Tra i libri che ho letto nell'ultimo periodo, non poteva mancare un famigerato libro-polpetta Feltrinelli, specchio della catena di supermercati dellla carta stampata che inondano ormai da anni le nostre città. Sono stato costretto ad acquistarne uno dal momento che i diari di JOHN CHEEVER  li ha pubblicati solo Feltrinelli. Non ho avuto quindi alternative...

Per farla breve, dopo 70 pagine circa, irritato ho lasciato perdere. Il libro è finito a raccogliere polvere sullo scaffale della mia libreria.

Intendiamoci: John Cheever è un grande scrittore del Novecento, riscoperto in anni recenti (un  po' come Carver o Yates, per capirci) grazie a piccoli capolavori come  "Gli Wapshot" (Fandango, 2004), "Bullet Park" (Fandango 2002), "Falconer" (Fandango 2001) e "Un vero paradiso" (Garzanti 1984). I diari sarebbero un compendio fondamentale per comprendere meglio la sua tormentata biografia borghese di scrittore americano.

Ma Feltrinelli, da  almeno una quindicina d'anni, concepisce i libri come fossero confezioni sottovuoto di salumi: al di là della usuale modesta veste editoriale (che dovrebbe almeno far contenere il prezzo di copertina...), nonostante la buona traduzione di Adelaide Cioni, quello che manca di essenziale nelle 504 pagine di "Una specie di solitudine" è una breve cronologia (o una nota biografica) sulla vita di Cheever e, più di tutto, un apparato di note che consenta al lettore (anche a quello più competente) di inquadrare gli accadimenti del diario nel contesto storico-temporale in cui avvennero.

La lettura suscita infatti innumerevoli domande: cosa ci faceva Cheever a Roma con i due figli e la moglie incinta, tra un giro per le vie e una festa con connazionali? Quale libro era appena stato pubblicato di cui stavano uscendo le recensioni? E via chiedendo...

Il traduttore spreca inoltre le poche note a piè di pagina concesse per precisare che l'espressione tal dei tali è "in italiano nel testo"...

Il grottesco dell'operazione editoriale (che a fronte delle ponderose pagine poteva essere programmato in due volumi distinti) sta nel dare per assodata la conoscenza del lettore della biografia di Cheever.

Un'operazione di marketing editoriale frettolosa e superficiale, proprio come le librerie che affollano il Paese, con sorridenti giovani commessi ignari di quanto vendono, simpatici ma incompetenti, perfetta espressione della drammatica condizione in cui si trova la cultura in questo Paese...